Prima di diventare leggenda: Federica voleva smettere.
Tutti conoscono la “Divina”. Tutti ricordano gli ori, i record del mondo frantumati, quel sorriso inarrivabile in cima al podio. Ma l’anno in cui Federica Pellegrini consacrò definitivamente il suo mito, non era soltanto la campionessa glaciale che il mondo vedeva. Era una ragazza spezzata che stava combattendo contro un demone invisibile.
Tutto si era fermato nel 2009. Alberto Castagnetti non era stato semplicemente il suo allenatore, era il suo faro, il suo grande mentore. La sua morte improvvisa per un problema cardiaco lasciò Federica nel buio più totale, svuotando il nuoto di ogni significato. “Dopo la morte di Alberto volevo smettere”, avrebbe confessato anni dopo.
Il luogo in cui si era sempre sentita onnipotente e al sicuro si trasformò in una trappola. Prima dei Mondiali di Roma 2009, la gola iniziò a stringersi in vasca. Le crisi di panico la assalivano: aveva la sensazione fisica e tangibile di soffocare, di morire proprio lì, dentro l’acqua.
Iniziò a lavorare con uno psicologo per affrontare quel terrore. Durante il percorso fece un sogno stranissimo, destinato a diventare la fotografia esatta della sua paura: sognò di nuotare in vasca con addosso un accappatoio pesantissimo. Il tessuto inzuppato la trascinava verso il fondo, cercava di affogarla. Ma lei, bracciata dopo bracciata, riusciva comunque ad arrivare al traguardo. Il suo inconscio aveva dato una forma concreta al panico. Al risveglio, sentì di essersi liberata di un peso gigantesco.
Lacrime e rinascita a Roma 2009
Federica tornò in acqua. Non lo fece perché era magicamente guarita, né perché aveva improvvisamente ritrovato la tracotanza agonistica dei tempi migliori. Lo fece perché decise di non lasciare a metà il capolavoro che l’uomo che aveva perso aveva iniziato a dipingere con lei.
Pochi mesi dopo, andò in scena il Campionato del Mondo di Roma. Una cronaca dell’epoca racconta un dettaglio emblematico: prima della finale dei 200 stile libero, la pressione e i fantasmi tornarono a bussare. Federica arrivò persino a piangere, a pochi minuti dalla chiamata sui blocchi.
Poi si asciugò le lacrime. Tolse l’accappatoio, quello vero, salì sul blocco e si tuffò. Vinse l’oro nei 400 stile libero e dominò i 200 stile libero stabilendo un leggendario record del mondo.
“Una ragazza ha paura dell’acqua. Sogna di esservi trascinata a fondo. Poi si sveglia, entra in vasca, e nuota più veloce di chiunque altro nella storia.”