Dal fango del cimitero all’Europa: la lezione di Nemanja Matic.
Dal campetto di terra vicino al cimitero ai palcoscenici più prestigiosi d’Europa. La storia di un bambino che, arrivato in cima al mondo, non ha mai dimenticato da dove era partito.
C’è stato un tempo in cui il primo vero “stadio” di Nemanja Matic non aveva tribune, né riflettori, e a stento aveva dell’erba. Matic è cresciuto a Vrelo, un piccolissimo paese serbo di appena 1.500 anime. Il suo campo di battaglia quotidiano era un pezzo di terra spoglia situato proprio accanto al cimitero del paese. Era un terreno spietato: si trasformava in una palude di fango ad ogni pioggia, e diventava duro come il cemento nelle giornate secche.
Eppure, per lui, quello era semplicemente il calcio. Giocava ogni volta che ne aveva l’occasione. Dopo le partite, tornava a casa talmente ricoperto di terra e fango che i suoi genitori, molto spesso, riuscivano a scorgere a malapena i suoi occhi.
La severità che forgia le leggende
La parte più affascinante (e formativa) di quegli anni fu la figura del suo allenatore. Quell’allenatore era suo padre. Tra i 7 e i 9 anni, il padre fu durissimo con lui. Non importava se il piccolo Nemanja avesse segnato due, tre o addirittura cinque gol in una singola partita: suo padre trovava sempre qualcosa da rimproverargli, un dettaglio da correggere, un errore da non ripetere.
Se da bambino viveva quell’intransigenza quasi come un incubo, da adulto Matic ha compreso la lezione: quella severità è stata la vera forgia che lo ha aiutato a diventare il centrocampista roccioso, lucido e instancabile che tutto il mondo ha imparato ad ammirare.
La svolta arrivò quasi per caso. Durante uno dei classici tornei estivi organizzati tra i bambini dei vari paesi limitrofi, un osservatore lo vide giocare. Matic aveva appena 10 anni, ma l’allenatore non riusciva a credere alla sua età: per la visione di gioco e la presenza in campo, era convinto fosse molto più grande. Decise di farlo partecipare a un torneo con una delle migliori squadre giovanili della Jugoslavia. Il risultato? Vinsero il torneo e il piccolo Nemanja venne eletto miglior giocatore della competizione.
Fu in quel momento che si accesero i radar della Stella Rossa e del Partizan, i due club più importanti della Serbia, dando il via a una carriera straordinaria.
Non dimenticare mai le proprie radici
Ma la vera grandezza di Matic non si misura solo nei trofei o nei contratti milionari. Matic non ha mai dimenticato da dove veniva.
Anni dopo, diventato un calciatore di fama mondiale con uno stipendio notevole, è tornato a Vrelo. Non per una semplice visita di cortesia, ma per cambiare la vita della sua gente. Ha aiutato concretamente gli abitanti del paese, arrivando a pagare di tasca propria i debiti di alcuni concittadini in difficoltà e finanziando personalmente la costruzione e la ristrutturazione delle strutture sportive locali.
“Volevo fare in modo che i bambini di Vrelo potessero avere un’infanzia, e un campo su cui sognare, migliori dei miei.”