Dal buio alla Davis: Hyeon Chung
L’Italia ha da poco scoperto il suo avversario per le Final8 di Coppa Davis: la Corea del Sud. I sudcoreani, dopo aver completato l’upset sull’Argentina al Round 1 e aver battuto l’India al Round 2 del World Qualifiers, sono la prima selezione asiatica a raggiungere le Finali da quando è stato instaurato questo format. Tra i protagonisti di questa impresa abbiamo un nome che chi è appassionato conosce molto bene: Hyeon Chung.
Chung nasce a Suwon, il 19 maggio 1996. All’età di 6 anni gli viene diagnosticata una grave miopia, tanto che il dottore consiglia ai genitori di allenare i suoi occhi tramite l’utilizzo di oggetti verdi. La soluzione la si trova subito in casa: papà Seok-Jin è un tennista, ma decide di lasciare il gioco per dedicarsi quasi completamente agli allenamenti del figlio.
Il piccolo Chung si dimostra subito un prodigio con la racchetta in mano, tanto da scalare rapidamente la piramide tennistica del suo paese. Il suo talento brilla, tanto da lasciare la Corea per trasferirsi in Florida e cominciare la sua carriera da pro. Aveva solo 13 anni.
Arriviamo al 2013, a Wimbledon. Chung ha appena 17 anni e gioca il torneo Junior del Championship. Parte dal primo turno, e uno dopo l’altro supera tutti i suoi avversari, compresi futuri campioni come Kyrgios e Ćorić. Si spinge fino alla finale del torneo, dove a fermarlo ad un passo dal sogno è l’italiano Gianluca Squinzi.
La sconfitta non ferma Chung. A fine stagione raggiunge i quarti del Junior Australian Open, dove viene battuto da un certo Alexander Zverev. Sono nomi che torneranno più volte nella sua carriera. All’epoca, però, Chung è semplicemente un ragazzo sudcoreano che sta cercando di capire quanto lontano possa arrivare.
Finale del torneo Junior di Wimbledon e quarti di finale al Junior Australian Open.
A Milano conquista le Next Gen ATP Finals, diventando il primo vincitore nella storia del torneo.
Semifinale agli Australian Open, vittorie contro Alexander Zverev e Novak Djokovic e best ranking al numero 19 del mondo.
Gli infortuni alla schiena e alla mano, l’operazione e un lungo periodo lontano dai riflettori fanno scivolare Chung fuori dal ranking.
La ripartenza dai tornei ITF e poi la Coppa Davis: Chung torna a vincere le partite decisive per la Corea del Sud.
Nel 2017 arriva il primo grande successo della carriera, le Next Gen ATP Finals, il torneo dedicato ai migliori U21 del tennis mondiale. In quel di Milano, Chung, entrato come testa di serie numero 7, sconfigge nell’ordine Shapovalov, Rublev e Quinzi nel girone, poi Medvedev in semifinale e infine di nuovo Rublev in finale. Diventa il primo storico vincitore del torneo.
Da qui la sua carriera prende il decollo. Tra vittorie nei Challenger e ottimi risultati nei tornei ATP si arriva al 2018, agli Australian Open. Nei primi due turni fa fuori Misha Zverev e Medvedev, mentre nel terzo turno compie un’impresa clamorosa: batte il numero 4 del ranking, Sasha Zverev, e arriva agli ottavi.
Qui compie un altro miracolo. Contro l’idolo di sempre Djokovic gioca un tennis di altissimo livello e sconfigge il serbo per 3 set a 0. Diventa il primo sudcoreano della storia a raggiungere una semifinale Slam.
Dall’altra parte della rete, in semifinale, c’è Roger Federer. Il fenomeno svizzero domina il primo set e nel secondo Chung è costretto al ritiro per un infortunio. La sua corsa finisce lì, ma il torneo cambia definitivamente la percezione del tennis sudcoreano e del ragazzo di Suwon.
Agli ottimi risultati in Australia fanno poi seguito i quarti raggiunti consecutivamente sia a Miami che a Cincinnati, risultando ancora una volta come il primo sudcoreano a raggiungere questi risultati. Tocca addirittura il 19° posto nel ranking e chiuderà l’anno al 25°.
La sua carriera sembra in ascesa, ma è qui che il destino gli volta le spalle. Nel 2019 un grave infortunio alla schiena lo tiene lontano dal campo per 6 mesi. Rientra al Challenger di Chengdu, ma, nonostante alcune buone prestazioni, il dolore è troppo forte per continuare a giocare.
Nel 2020 una tendinite alla mano destra lo costringe a saltare tutti i primi mesi dell’anno, il resto lo farà il Covid-19. Tornei annullati, viaggi rischiosi e una forma che stenta a trovarsi. E poi ancora la schiena che non gli dà pace.
Nel 2021 decide di operarsi e l’anno successivo torna a giocare, prevalentemente in doppio. Ma il dolore non lo abbandona, tanto da giocare sempre meno ed uscire addirittura dal ranking. Sembra finita, perché negli anni a venire Chung gioca poco e male, ma continua a lavorare, senza mai mollare di un millimetro.
È la parte più difficile di una carriera sportiva: continuare a lavorare quando non ci sono più telecamere, classifiche o grandi palcoscenici ad aspettarti. Chung attraversa anni in cui il suo nome sembra appartenere al passato, ma non smette di cercare un modo per tornare in campo.
Nel 2025 ricomincia dai tornei ITF. Non vince, ma riesce finalmente a scendere in campo senza dolore. È un passo piccolo, quasi invisibile. Ma per Chung significa tornare a fare ciò che per anni gli era stato tolto: giocare a tennis.
Ma la vera rinascita arriva in Coppa Davis con la sua Corea. Vince la partita decisiva contro Trungelliti che elimina l’Argentina a gennaio, poi a settembre sconfigge Nagal e l’India per accedere alle Final 8 di Bologna.
Dopo anni di buio assoluto, Chung può tornare finalmente a respirare. Non perché sia tornato quello del 2018. Non perché il ranking sia improvvisamente tornato quello di un tempo. Ma perché, dopo tutto quello che ha attraversato, è di nuovo lì, su un campo da tennis, a giocarsi una partita per il suo paese.
La Corea del Sud arriva così alle Final8 di Coppa Davis, scrivendo una pagina storica per il tennis asiatico. E tra i protagonisti di questa cavalcata c’è proprio lui: Hyeon Chung.
Per anni abbiamo pensato che la storia di Hyeon Chung fosse finita.
Lui, invece, continuava semplicemente a lavorare.
Ora è tornato sul campo.
E questa volta non gioca soltanto per se stesso.
Gioca per la Corea.