L’Italia fa la storia al Mondiale di Basket in Carrozzina: È finale contro l’Australia.
L’impresa è servita, ma l’appetito viene mangiando. Battendo la Gran Bretagna in una semifinale al cardiopalma chiusa sul 63-59, l’Italia del basket in carrozzina ha compiuto l’impresa sportiva dell’anno: ha staccato il pass per l’atto conclusivo del torneo iridato. Sabato sera, alle ore 22:45 su Rai 2, gli Azzurri sfideranno l’Australia per salire sul tetto del mondo. Una prima volta assoluta.
Eppure, se ci fermassimo solo al punteggio o alla tattica, racconteremmo solo metà della verità. Perché il basket in carrozzina non è una semplice declinazione della pallacanestro: è uno sport brutale, fisico, in cui per eccellere serve una dedizione atletica che va ben oltre la norma. E, soprattutto, è uno sport in cui quasi nessuno nasce sognando di giocarci.
Molti dei ragazzi che stasera indosseranno la maglia azzurra si sono trovati su quella sedia da un giorno all’altro. Un incidente in moto in una notte d’estate, un infortunio sul lavoro, una malattia genetica silente che all’improvviso ti spegne le gambe. Inizia tutto nel buio di una stanza di riabilitazione. Ti dicono che la tua vita precedente è finita. Poi, qualcuno ti mette in mano una palla a spicchi ruvida. Quella che nasce come una terapia medica per riprendere confidenza con un corpo cambiato, si trasforma presto in fame agonistica.
Calli, sudore e metallo: il lavoro dietro l’elite
Dimenticate la compassione. Quando queste ruote toccano il parquet, inizia una battaglia tra atleti professionisti di altissimo livello. Dietro i movimenti fluidi e le triple mandate a bersaglio ci sono ore massacranti di palestra. Le braccia di questi ragazzi non devono solo lanciare la palla: devono fare da gambe, da polmoni, da freni e da ammortizzatori.
Le mani sono coperte da calli duri come la pietra, bruciati dall’attrito continuo sui corrimano d’acciaio. Le loro carrozzine – mezzi ingegneristici in titanio creati su misura, che superano i 6.000 euro di costo – si scontrano costantemente. Si ribaltano, strisciano, si incastrano. Non c’è simulazione nel basket in carrozzina. Se finisci a terra, l’unica cosa che puoi fare è usare la forza dei tricipiti per tirarti su, raddrizzare le ruote e tornare in marcatura.
L’ultimo ostacolo per la leggenda
Ora, l’ultimo capitolo. L’Australia si presenta con un roster imponente, abituato da sempre a comandare il pitturato sfruttando chili e centimetri superiori. L’Italia dovrà giocare la partita perfetta: far saltare i blocchi australiani con la rapidità mentale, sfruttando ogni centimetro libero per far male dal perimetro, esattamente come ha fatto per neutralizzare la Gran Bretagna.
Arrivare a giocarsi un oro mondiale significa che il movimento italiano, nutrito dai sacrifici dei club locali e dalla Federazione (FIPIC), sta raccogliendo i frutti di anni di lavoro certosino. Ma quando la palla volerà in aria stasera per la palla a due, tutto il percorso svanirà. Resteranno solo 40 minuti di sudore, fatica e metallo.
“Hanno già vinto la sfida con la vita. Stasera, scendono in campo solo per prendersi la Storia.”
Tutti sintonizzati su Rai 2. Questi ragazzi non chiedono compassione. Chiedono, e meritano, il tifo di una Nazione intera.